Quel tempo è arrivato.
E le decisioni importanti sono state prese.
domenica 8 novembre 2009
martedì 3 novembre 2009
Essere già là.
Ora che ho capito vorrei già essere là. Bisogna trovare il ritmo adesso. Sentirsi andare. La campana degli ultimi giri ha suonato e non sono previsti ulteriori appelli. Non si può sbagliare. In nessun modo. Non adesso almeno. Vediamo di ritrovare la concentrazione giusta e di esplicitare razionalmente le motivazioni.
mercoledì 14 ottobre 2009
d'autunno
Lo scorso weekend sono andato per montagne. Il prossimo pure. C'è come un richiamo inconscio che mi porta a ricercare il contatto con la natura. Immergersi nei boschi e ascoltare il silenzio solo apparente del bosco che invece è animato da mille e poi mille rumori, voci, suoni. E sentire il proprio respiro. Il battito del proprio cuore. E riscoprirsi ancora una volta vivi.
sabato 16 maggio 2009
Inizia il viaggio
Oggi è cominciato la campagna elettorale. Primo volantinaggio porta a porta insieme a Mario. Ne seguiranno molti altri. Tante le discussioni ma anche tanta la voglia di fare, di confrontarsi, di impegnarsi per migliorare il nostro territorio. Non riuscirò a parlare con ognuno di voi e questo è il mio modo per provare a motivare la scelta del mio impegno politico. N.B. Ringraziamenti speciali a Nicola Tasso e Laura Bucci. Due persone molto speciali che a titolo completamente volontario e gratuito mi hanno aiutato.
giovedì 5 marzo 2009
Montale
Ritengo che anche domani - scrive Montale - le voci più importanti saranno quelle degli artisti che faranno sentire, attraverso la loro voce di isolat, un'eco del fatale isolamento di ognuno di noi. In questo senso, solo gli isolati parlano, solo gli isolati comunicano; gli altri - gli uomini delle comunicazioni di massa - ripetono, fanno eco, volgarizzano le parole dei poeti, che oggi non sono parole di fede, ma potranno forse tornare ad esserlo un giorno
sabato 13 dicembre 2008
sono incuriosito da questo facebook che ormai ha sconvolto il modo di relazionarsi che hanno le persone. Fissi davanti al pc o per cellulare, che ormai tutti hanno la connessione, ci si scambia notizie di se' attraverso questo strumento. Sono proprio un vecchio arnese del 900
giovedì 11 dicembre 2008
Dati di fatto
È un dato di fatto di il Pd non va. È meglio che cominciamo a dircelo senza troppe reticenze e che ci prepariamo ad affrontare un periodo ancora più difficile. Viviamo una discussione asfittica. Un corpo in caduta libera non si accorge di cadere finché non impatta con il suolo. Ed il Pd, a quanto ci è dato di vedere, non sembra essere arrivato alla fine della sua folle, quanto disastrosa, caduta. Con questo, intendetemi, non voglio sostenere la posizione di chi dice che la questione del problema sia la leadership di Veltroni e che, conseguentemente, cambiato Veltroni tutti i nostri problemi spariranno. Non è così. Non ci sono cavalieri senza macchia che verranno a salvarci dai mali e dalle storture della politica. Non è così a livello nazionale, né tanto meno a livello locale, dove le cose, se mi permettete, si complicano ulteriormente. Se non ci diamo una smossa noi, cioè le persone che fino ad ora hanno sfacchinato e basta, questa volta è mortale lo scacco perché non soltanto andremo in contro ad una sconfitta elettorale, ma ad una vera e propria batosta politico-culturale.
Basta vedere la frattura, storica, che si sta compiendo a Firenze. Frattura non all’interno del gruppo dirigente del Pd, o di quello che resta dato che ormai siamo alla divisione fra guelfi e ghibellini, ma con la città e con i fiorentini.
Siamo arrivati a definire, sempre se ho capito bene, che si farà un primo turno di primarie di coalizione e poi un ballottaggio per i primi due classificati.
A me sembra che stiamo esagerando e che quel famoso senso di responsabilità cui sempre mi richiamano, in molti l’hanno disperso o forse, peggio ancora, non l’hanno mai avuto.
Ora non voglio apparire uno che passa fischiettando per strada e che si approccia alla politica solo casualmente e saltuariamente, ma mi domando e vi domando, fino a che punto le ambizioni personali possono influenzare un progetto politico collettivo e quanto di quel progetto resta in piedi se non siamo nemmeno in grado di definire un quadro politico, non di regole, ma politico che ci tiene insieme e che limita le legittime ambizioni personali che si stanno trasformando in bramosie da prime donne insopportabili.
Ecco l’ho detto finalmente. E non mi fate passare per un antipolitico.
Mi sembra di assistere al mondo dell’eterno ieri. E noi che non riusciamo ad imporci una volta per tutte come cambiamento culturale e politico prima che politico istituzionale. Ho la sensazione che stiamo continuando a giocare dentro regole ed in uno spazio politico che intanto è cambiato sotto i nostri occhi.
Che risposte diamo ai lavoratori precari? E a quei giovani con mutuo e figli che non sanno più come fare che cosa gli andiamo a dire ? E a quei papà che arrivano a cinquanta anni e che hanno perso il lavoro e che rimangono a spasso ? E ai giovani ricercatori, ai creativi, a chi non ha niente, che cosa diciamo ?
Berlusconi ha creato la social card. Un’offesa alla povera gente. Un’offesa alla cultura della solidarietà del nostro Paese. Ma noi che cosa abbiamo proposto di alternativo ? Ci siamo nel conflitto ? Lottiamo davvero per cambiare le cose o diamo solo l’impressione di farlo ?
Basta vedere la frattura, storica, che si sta compiendo a Firenze. Frattura non all’interno del gruppo dirigente del Pd, o di quello che resta dato che ormai siamo alla divisione fra guelfi e ghibellini, ma con la città e con i fiorentini.
Siamo arrivati a definire, sempre se ho capito bene, che si farà un primo turno di primarie di coalizione e poi un ballottaggio per i primi due classificati.
A me sembra che stiamo esagerando e che quel famoso senso di responsabilità cui sempre mi richiamano, in molti l’hanno disperso o forse, peggio ancora, non l’hanno mai avuto.
Ora non voglio apparire uno che passa fischiettando per strada e che si approccia alla politica solo casualmente e saltuariamente, ma mi domando e vi domando, fino a che punto le ambizioni personali possono influenzare un progetto politico collettivo e quanto di quel progetto resta in piedi se non siamo nemmeno in grado di definire un quadro politico, non di regole, ma politico che ci tiene insieme e che limita le legittime ambizioni personali che si stanno trasformando in bramosie da prime donne insopportabili.
Ecco l’ho detto finalmente. E non mi fate passare per un antipolitico.
Mi sembra di assistere al mondo dell’eterno ieri. E noi che non riusciamo ad imporci una volta per tutte come cambiamento culturale e politico prima che politico istituzionale. Ho la sensazione che stiamo continuando a giocare dentro regole ed in uno spazio politico che intanto è cambiato sotto i nostri occhi.
Che risposte diamo ai lavoratori precari? E a quei giovani con mutuo e figli che non sanno più come fare che cosa gli andiamo a dire ? E a quei papà che arrivano a cinquanta anni e che hanno perso il lavoro e che rimangono a spasso ? E ai giovani ricercatori, ai creativi, a chi non ha niente, che cosa diciamo ?
Berlusconi ha creato la social card. Un’offesa alla povera gente. Un’offesa alla cultura della solidarietà del nostro Paese. Ma noi che cosa abbiamo proposto di alternativo ? Ci siamo nel conflitto ? Lottiamo davvero per cambiare le cose o diamo solo l’impressione di farlo ?
A seguire un articolo che sarebbe dovuto uscire su Europa Toscana ma che non verrà pubblicato.
Le vicende politiche degli ultimi giorni ci consegnano un ulteriore e difficile passaggio in cui il nostro partito si trova impegnato. Dopo una prima fase di ripresa, grazie alla carica positiva della manifestazione nazionale del 25 ottobre, sembravamo in grado di costruire un fronte di opposizione credibile al governo, sia dal punto di vista politico-programmatico, sia dal punto di vista della mobilitazione reale nel Paese. Poi una serie di innumerevoli fatti politici, che non sto qui ad elencare ma che tutti conosciamo, hanno rimesso nell’angolo l’azione del Pd, con la netta sensazione di assistere da spettatori non protagonisti ad un dibattito tutto interno al gruppo dirigente nazionale che ritornava, ancora una volta, a dividersi e a scontrarsi. Il tutto legato ad evidenti e fisiologiche difficoltà di strutturazione politico-organizzative del partito a tutti i livelli, che erano nel conto, ma che risaltano ancora di più in una fase di incertezza politica. Tutto questo accade mentre all’orizzonte comincia a profilarsi sempre più netto il turno di elezioni amministrative ed europee di giugno che porta con sé la necessità di scegliere chi saranno i nostri candidati. Ecco, vorrei analizzare, nel poco spazio che mi rimane, proprio questo ultimo aspetto per provare a ricavare un paio di riflessioni. Sono ormai molti mesi che il nodo delle primarie, siano esse di partito che di coalizione, ci assilla. Le abbiamo evocate prima come la soluzione ai problemi della politica, poi come indispensabile momento di rilegittimazione delle classi dirigenti, quasi esse possedessero delle virtù taumaturgiche, infine, quando il dibattito politico si accendeva, come momento di prova muscolare di questo o di quel candidato, come se fossero la battaglia campale e definitiva. E ci siamo dimenticati che tutta la politica ha bisogno, per sua natura e per sua intima composizione, di un tempo necessario per lo sviluppo delle sue dinamiche interne e per la creazione di un progetto di trasformazione e di modernizzazione della realtà. Perché questo ultimo punto è il tema centrale, o almeno dovrebbe esserlo, della nostra agenda politica dato che il territorio toscano tutto sta attraversando una fase di profonda difficoltà economica e sociale. Al di là del dibattito tenutosi nella conferenza programmatica regionale, che ci consegna una buona traccia di lavoro, dobbiamo essere in grado di sviluppare un’azione profonda nel territorio che renda la speranza e le certezze per un futuro migliore. E ci consegna il compito di costituire un’alleanza di governo che tenga insieme tutte le forze democratiche, progressiste ed ambientaliste che hanno a cuore il destino della Toscana e che sono forza di opposizione al governo Berlusconi. Un’alleanza che abbia al centro un programma politico chiaro e condiviso da tutti, che viva un momento fondativo che potrebbero essere le primarie di coalizione, e sappia esprime un progetto di governo capace di riavvicinare le istituzioni ai cittadini. Per questo ritengo che le primarie di coalizione possano svolgere al meglio il loro compito in questa fase politica. È indispensabile definire un fronte comune di opposizione che elabori, a partire dai territori, una proposta politica alternativa. Le primarie di coalizione possono diventare, se usate al meglio, il momento fondante di questa nuova alleanza che parte dai territori, sia dal punto di vista programmatico, soprattutto dal punto di vista di una partecipazione comune ad un comune progetto di governo del territorio, ma soprattutto di sua profonda trasformazione. La realtà è che fatto il Pd, non siamo ancora riusciti a fare i democratici. E sarà un processo che richiederà tempo, sarà faticoso e non affatto scontato negli esiti. Insomma c’è materia di che sbizzarrirsi. Questo partito ancora non riesce a reggere la logica intima della primarie di partito come momento normale di confronto politico programmatico ma esclusivamente come momento di scontro. Detto questo non penso che il nostro partito possa fare a meno dello strumento delle primarie come strumento per la scelta democratica delle candidature. Siamo nati attraverso questa procedura, la forma in democrazia è sostanza, che ha consentito a decine di migliaia di persone di scegliere i loro rappresentanti politici ed i gruppi dirigenti del Pd. Non possiamo tornare indietro, è evidente, ma è necessario che elaboriamo una cultura politica che stia alla base di questa nuova modalità di scelta e che rimetta al centro della discussione politica il progetto di cambiamento per cui il Pd è nato, o almeno dovrebbe esserlo.
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